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29/06/11

NOCE

JUGLANS REGIA L.
Nome italiano: noce comune
Nome inglese: walnut tree
Nome tedesco: walnussbaum
Nome francese: noyer commun
Famiglia: Juglandaceae
Ordine: Juglandales



Habitat
Originaria dell'Asia diffusasi in tutta Europa, in tutta Italia dalla pianura alla montagna, fino a 1.000 m.  Nell'Italia Meridionale soffre per il caldo estivo. Vive nei campi, giardini e parchi. 
Coltivato in tutta Europa per i suoi frutti ed il suo legno pregiato nei terreni profondi e freschi ma no umidi.

Identificazione
Albero con ampia chioma, quasi rotonda. Alto da 10 a 25 m.

Fusto: tronco diritto rivestito da corteccia color bianco cenere, solcata da spaccature più scure, la corteccia dei rami è liscia.

Radice: con eleganti venature usata in lavori di intarsio.
Foglie: alterne, imparipennate, con 5-7 foglioline ellittiche, acuminate, penninerve, coriacee, colore verde scuro, nervature della pagina inferiore ricoperte da leggera peluria.






Fiori: pianta monoica con fiori maschili verdognoli in amenti pendenti, derivanti da gemme dell'anno precedente, femminili con ovario oblungo, all'apice dei nuovi rami, il perianzio è pentalobato.
Fiorisce in aprile-maggio.
Frutto: drupa carnosa esternamente con endocarpo legnoso, verde prima e nero poi. Seme rugoso e oleoso (noce). Maturano in autunno.
Odore debolmente aromatico.






Storia e Miti
Juglans dal latino glans Jovis=glande di Giove.
I Romani piantavano questa pianta vicino alle loro case per avere cibo, legna e frescura in estate.

Parti usate
Foglie, mallo o copertura del frutto immaturo, gherigli.

Raccolta e Conservazione
Foglie: senza il picciolo da maggio fino ad agosto.
Mallo: a  seconda dell'utilizzo a metà giugno quando le noci sono ancora immature oppure a luglio-agosto.
Linfa: in primavera staccando i ramoscelli giovani del noce..
Essiccare all'ombra.
Conservare in saccetti di carta o tela.

Costituenti
Foglie: Tannino, juglone, inosite, idroiuglone, olio essenziale, acido gallico, acido linoleico, acido linolenico e oleico, sostanze amare.
Mallo: Juglone, vitamina C.
Gherigli: vitamina B, proteine, grassi, zuccheri assimilabili, sali minerali.

Proprietà
Antidiabetico-ipoglicemizzante, amaro, stomachico, tonico-astringente, depurativo, antidissenterico, antiscrofoloso, antisudorifero, antisettico, galattofugo, vermifugo, antiartritico, colagogo, antifungino, antiparassitario.
Noci: ricostituente

Indicazioni
Foglie:
- diabete,
- gotta, reumatismi,
- scrofolosi, rachitismo,
- linfatismo,
- diarrea,
- astenia
- tenia
Uso esterno:
- stomatite, gengivite, laringite
- suppurazione di unghie di mani e piedi,
- iperidrosi (eccessiva sudorazione) di mani e piedi,
- leucorrea (perdite bianche),
- caduta dei capelli, pidocchi del capo,
- geloni, eczemi umidi.

Modalità d'uso

Infuso
4 g in 100 ml di acqua bollente. Tenere in infusione 15 minuti. Bere una tazza 3-4 volte al dì a digiuno.
Decotto
50 g di foglie sminuzzate in un litro di acqua bollente, far bollire 30'. Filtrare, utilizzare negli sciaqui per bocca, gargarismi, irrigazioni del naso e lavande vaginali (perdite bianche), impacchi alle palpebre in caso di blefarite, impacchi per erpete, bagni per geloni o rossori alle mani e ai piedi, lavaggi e compresse per eczemi, eruzioni cutanee, psoriasi, piaghe atone, scabbia e tigna.
Bagni contro i sudori ai piedi e mani; sciacqui ai capelli per scurirli, renderli lucenti e morbidi.
Decotto di corteccia: mettere due manciate di corteccia fresca o secca in un litro d'acqua. Bere due tazze al dì come vermifugo.

Enolito
Macerare 50g di foglie fresche in un litro di vino bianco per 8 giorni. Bere un bicchierino dopo i pasti, come tonico prima dei pasti.

Foglie fresche pestate
su piaghe, eczemi, infezioni agli occhi, afte, foruncoli, ascessi, ulcere ed edemi.
Strofinare le foglie fresche su viso, mani, e arti per tenere lontano gli insetti.
Da foglie e corteccia si ottengono anche tinture vegetali per capelli.

Corteccia: utilizzata come vermifuga.

Scorza dei rami giovani: sciacciata ed applicata sulle verruche e sui calli per farli cadere.

Linfa fresca: un cucchiaino da caffè al dì, al mattino a digiuno, come depurativa.

Germogli di noce: si usano per preparare unguenti per prevenire la caduta dei capelli e combattere la forfora.

Infiorescenze: hanno attività vasocostrittrice sui capillari, antiemorragica nelle mestruazioni abbondanti.

Mallo non maturo: masticare in caso di nevralgia dentaria.
Macerare per 10 giorni per ottenere una sostanza colorante usata per preparare gli abbronzanti.

Olio di gheriglio:
E' commestibile ma irrancidisce facilmente ed essendo molto grasso è sconsigliato alle persone obese e agli ipercolesterolemici. Usato contro i vermi intestinali.
Viene usato come essicativo in pittura.

Olio di mallo: nelle bruciature da sole e impetigene.
Gherigli ancora verdi o maturi:
alimento tonico per magri. Essicati sono meno digeribili perchè i grassi si concentrano col passare del tempo e può diventare irritante per il sistema digerente.
Se ne estrae un olio per uso alimentare ottimo in cucina.
I gherigli possono essere messe in insalata, nei dolci.
Acquavite di Noce
Tagliare 500 g di mallo di noce, riempire una bottiglia dal collo largo, aggiungere un litro di acquavite di grano fino a coprire le noci di due o tre dita. Mettere la bottiglia ben chiusa per tre mesi. Filtrare e travasarlo in altre bottiglie. Mescolare a 3 litri di vino, zuccherare. Prendere un cucchiaino da dessert come stomachico.
Nocino
Tagliare 250 g di noci verdi con il mallo in quattro parti, riempire una bottiglia dal collo largo, un litro di acquavite di grano fino a coprire le noci di due o tre dita. Mettere la bottiglia ben chiusa per 30-40 giorni al sole, aggiungere 3 chiodi di garofano, 2 g di scorza di cannella, un pezzetto di bacello di vaniglia o 10 g di petali di rose, la scorza lavata di metà arancia (non trattata chimicamente), lasciar riposare qualche giorno, filtrare e aggiungere 250 g di zucchero.

Altri usi:
In campagna si usano le foglie e la corteccia in decotto per umettare il manto degli animali da stalla come repulsivo contro i tafani. Mettere nella cuccia del cane foglie di noce per proteggere il cane dagli insetti.

Note
Il suo legno pregiato viene impiegato in falegnameria, nella fabbricazione di mobili.

Bibliografia
Da Cartosio Giorgio, La salute nelle piante e nelle erbe
Da Legnano L.P., Le piante medicinali
Fra Domenico Palombi, La medicina dei semplici
Gambioli Cleto, curarsi con erbe e piante
Messegue, il mio erbario, Mondadori
Minardi e Figli, Nelle erbe la salute (in herbis salus)
Palma Luigi, Fitoterapia essenziale
Pedretti Marzio, L'Erborista moderno, Erboristeria Domani - Libri
Piante medicinali, Green Garden
Piante Medicinali, Fabbri Editori
Ratti Emilio, Fiori ed erbe benedite il Signore, Alkaest
Scoprire, riconoscere, usarle le erbe, Fabbri Editore
Shauenberg, Le piante medicinali, Newton compton editori
Tierra Michael, La salute con le erbe, Mondadori
Treben Maria, La salute dalla Farmacia del Signore, Ennsthaler
Valnet Jean, Fitoterapia, cura delle malattie con le piante, Aldo Martello - Giunti

03/06/11

CIPRESSO COMUNE

CUPRESSUS SEMPERVIRENS L.
Nome italiano: Cipresso italiano, cipresso comune
Nome inglese: Cypress
Nome tedesco: Zypresse
Nome francese: Cyprès
Familia Cupressaceae

Habitat
Europa mediterranea, in tutta Italia dalla regione montana alla submontana, coltivato in Europa ed in America Settentrionale nei parchi, ville e cimiteri.

Identificazione
Albero perenne, sempreverde, forma affusolata con rami generalmente eretti, molto fitti che danno il caratteristico aspetto di cono strettissimo (cipresso maschio, var. pyramidallis) o più raramente forma più ampia con rami quasi orizzontali cipresso femmina, var. horizontalis Mill). Rami terminali molto sottili. Alto da 25 a 45 m.

Fusto: corteccia bruno rossastra, sottile, leggermente rugosa.

Foglie: piccole, squamiformi, carnose, opposte a 2 a 2 sui rami giovani munite di una ghiandola resinifera sul dorso.

Fiori: pianta monoica, infiorescenze maschili in minuscoli amenti terminali di colore giallo, infiorescenze femminili grigio verdastri con riflessi rosa violacei, formati da una decina di squame, con numerosi ovuli.
Fiorisce a marzo.
Frutto: galbulo (coccola) marrone verdastro con sfumature rossastre, da 1,8 a 3 cm formato da 8-14 squame esagonali ottusamente aculeate. A maturazione, raggiunta dopo 2 anni si aprono e lasciano cadere semi con margine alato.

Odore caratteristico (tutta la pianta).
Storia e Miti
Il nome sembra derivare da "Kuprus" nome greco dell'isola di Cipro dove cresce in abbondanza, ma è  legato anche alla leggenda mitologica di Ciparisso, suicida tramutato in cipresso da Apollo.
Il suo legno veniva utilizzato nel Medioevo per fabbricare bauli dove venivano riposti gli abiti per la sua robustezza e per l'aroma della sua resina che teneva lontano le tarme.
Nella Grecia antica si faceva respirare i malati alle vie respiratorie l'aria dei boschi di cipresso. Ippocrate lo usava per curare le malattie dell'utero e del retto. Galeno usava i fiori femminili per curare la diarrea.
Parti usate
galbuli o coccole di cipresso non maturi. grossi 2 cm verdi-grigiastre, giovani rami, legno.

Raccolta e Conservazione
Rametti: in primavera (quando la linfa sale)
Galbuli o coccole: in gennaio-marzo quando sono ancora verdi e carnosi.
Legno: in qualsiasi stagione.
Resina: per incisione sul tronco o spontanea.

Costituenti
galbuli o coccole: resine, tannini catechici, olio essenziale (pinene, canfene, cimene - raggiunge la maturità in due anni), sostanze pectiche, bisflavonoidi,leucoantociani.
giovani rami: olio essenziale.

Proprietà
Galbuli o coccole non maturi: astringente intestinale, vasocostrittore, flebotonica, protettiva dei capillari, emostatico, antiemorroidario, stomachico, tonico della struttura vescicale     sudorifiche, diuretiche
Essenza: balsamica, espettorante

Indicazioni
Galbuli o coccole: Varici, emorroidi, metrorragie, flebiti, pesantezza delle gambe, disturbi della menopausa, incontinenza urinaria, enuresi notturna, antisettica.
Essenza dai giovani rami: tossi ostinate secca e convulsa, pertosse.

Modalità d'uso
Infuso e decotto di legno fresco di cipresso macinato
5 g in 100 ml di acqua. Bere una tazza 2-3 volte al dì come antinfiammatorio delle affezioni uterine e rettali, anche in maniluvi e pediluvi.
Infuso e decotto di ramoscelli di cipresso
5 g in 100 ml di acqua. Bere una tazza 2-3 volte al dì come antinfiammatorio nelle emorroidi, anche in semicupi.
Decotto di coni o coccole
5 g (3 o 4 coccole frantumate) in 100 ml di acqua. Bere 2-3 tazze al dì prima dei pasti;
Uso esterno (7-8 coccole) in impacchi, compresse o clisteri.

Resina
Uso esterno: applicazioni per favorire la maturazione di paterecci e come vulnerario su ferite a lenta cicatrizzazione.
Tintura Madre
Preparata con glabuli non maturi raccolti e macinati lasciati macerare per 3 settimane.
Bere 30-40 gocce 2-3 volte al dì in poca acqua prima dei pasti. 15-20 gocce nell'enuresi notturna dei bambini.
Proprietà
Fleotonico, antiedematoso, vasocostrittore, astringente, protettivo dei capillari, tonico della muscolatura vesciale.
Indicazioni
insufficienza circolatoria degli arti inferiori, edemi, varici, emorroidi, metrorragie della menopausa, tossi spasmodiche con dispnea.

Essenza
2-4 gocce pro-dose, 2-3 volte al dì.
Estratto molle, estratto fluido, estratto secco, sciroppi.

Legno:
inattaccabile dai tarli, viene usato nella fabbricazione di oggetti artistici.

Bibliografia
Brigo Bruno, Fitoterapia e Gemmoterapia nella pratica clinica
Leclerc Henri, Lineamenti di fitoterapia
Lodi Giuseppe, Piante officinali italiane, Edagricole
Lonardini, Lazzarini, Elementi di Erboristeria, Guide pratiche Edagricole
Mearelli, guida all'impiego terapeutico delle Tianture madri, gemmoderivati e oligoelementi.
Messegue, il mio erbario, Mondadori
Palma Luigi, Fitoterapia essenziale, Palma Editore
Pedretti Marzio, Come curarsi con le erbe medicinali, De Vecchi Editore
Piante Medicinali, Green Garden
Phillips Roger, riconoscere li alberi, Istituto Geografico De Agostini
Rossi Massimo, Tinture Madri in fitoterapia, Studio Edizioni
Valnet Jean, Fitoterapia, cura delle malattie con le piante, Aldo Martello - Giunti

28/04/11

Classe: GINKGOINE, Specie GINKGO BILOBA

Classe: GINKGOINE
Divisione: Gimnosperme

Questa classe largamente diffusa nell'era secondaria (Mesozoica), oggi conosciuta allo stato fossile, ha ancora una sola specie  vivente.

Identificazione:
Alberi dal tronco ramificato.

Fusto: legno secondario senza trachee.

Foglie: a ventaglio con nervature divergenti, disposte a spirale.

Specie: Ginkgo biloba L.
sinonimo: Salisburia adiantifolia Smith
Nome comune: Ginkgo
Famiglia: Ginkgoaceae
Habitat
Originario dell'Asia Orientale (Cina e Giappone). Acclimatato in Italia soprattutto settentrionale, nei giardini e nei viali delle città. Coltivato a scopo ornamentale la pianta maschile, poco la femminile per la maleodorante maturazione dei frutti.


Storia, miti
Unica superstite oggi, reliquia vivente di forme estinte fossili.
E' albero sacro in Giappone dove viene coltivato da tempi remoti nei giardini dei templi.

Identificazione:
Albero maestoso, dioico (con piante maschili e femminili) alto fino a 30-40 m con chioma ampia a forma piramidale, acuminata.
Fusto: alto, a ramificazione monopodica.

Foglie: a ventaglio, lungamente picciolate, bilobate all'apice, cuneate alla base, verde pallido in primavera, gialle in autunno, glabre, provviste di nervature che si dividono più volte. Nascono da una brattea fogliare del fusto.

Fiori: Pianta con dimorfismo sessuale (fiori portati da alberi separati). Fiori maschili in amenti corti, con aspetto slanciato, femminili di un ovulo, ambedue crescono singoli dall'ascella fogliare.

Frutto: drupa gialla ad involucro carnoso (arillo), contenente un seme (nocciolo) amidaceo nudo. Sapore gradevole se freschi ma odore sgradevole a maturazione.

Parti usate
Foglie, frutti (nella medicina cinese)

Raccolta e Conservazione
In giugno-luglio.

Costituenti
Glicosidi flavonoidici, e biflavonoidici, proantocianidine, diterpeni e sesquiterpeni lattonici, acido ginkgolico e idossiginkgolico.

Proprietà
Foglie: stimolante della circolazione periferica e della microcircolaizone, vasodilatatore periferico, capillarotropo, antiinfiammatorio del sistema venoso, migliora la circolazione celebrale.
Frutti: usati nella medicina cinese nelle malattie asmatiche, bronchiali e polmonari

Indicazioni
Foglie:
- gambe pesanti, varici, ulcere varicose, fragilità capillare,
- emorroidi, prostatiti,
- aterosclerosi, vertigini, turbe della memoria negli anziani,

difficoltà a concentrarsi, mal di testa, demenza senile, tinnito, problemi di vista da cattiva circolazione
- congestione polmonare e bronchiale.
- pelli secche e disidratate.

Modalità d'uso

Infuso
3-5 g in 100 ml di acqua bollente, lasciare in infusione 10 minuti. Bere due tazza al dì, lontano dai pasti per migliorare la circolazione periferica, uso esterno: per lavaggi per regolarizzare la secrezione sebacea e in caso di psoriasi.

Tintura madre
Macerare per 21 giorni in alcool a 65°. 30 gocce 2-3 volte al dì lontano dai pasti in poca acqua.
Indicazioni:
- vasculopatie: gambe pesanti, varici, ulcere varicose, fragilità capillare, emorroidi, prostatiti, aterosclerosi, vertigini, turbe della memoria negli anziani, protettivo del circolo cerebrale,
- spasmofilie bronchiali e gastrointestinali (anche di origine allergica)
- regolarizzante della secrezione sebacea di pelli secche, disidratate, senescenti.

Bibliografia
Mearelli-Scrignani, Guida all'impiego terapeutico delle Tinture Madri, Gemmoderivati e Oligoelementi, Edizioni Planta Medica
Nelle erbe la salute, A. Minardi e Figli
Pedretti, Come curarsi con le Erbe Medicinali, De Vecchi Editore
Rossi Massimo, Tinture Madri in fitoterapia, Studio Edizioni
Salute dalla terra, Idea Libri
Tierra, La salute con le erbe, Mondadori

22/03/11

TIGLIO

Tilia tomentosa Moench., Tilia argentea DC
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Tilia cordata Mill., Tilia europea L., T. platyphilla Scopolim T. grandifoglia Miller, T. parvifolia Ehrb.

Famiglia: Tiliaceae

Inglese: Linden, Silver Lime
Francese Tilleul argente
Tedesco: Linde


Habitat
Vive nelle zone montane e submontane, frequente nei boschi di conifere, nelle macchie, sui pendii soleggiati. fino a 1500-1600 m. E' usato per alberare i grandi viali e nei parchi e delle città dove resiste all'inquinamento. Ha una crescita molto lenta e può vivere fino a 1000 anni ma il suo fusto cessa di crescere dopo i 200 anni. Cresce su terreni leggeri e ricchi di calcio ma si adatta a terreni umidi, predilige zone soleggiate.
Identificazione
Albero alto da 15 a 30 m. con  tronco diritto e chioma fitta e larga dalla forma ovoidale. E' una pianta molto longeva può arrivare a mille anni di età.
Corteccia liscia, grigiastra (nel tiglio argentato), screpolata nel senso longitudinale dopo i 20 anni. Giovani rami rossicci, diventano pelosi con l'età con ciuffi di peli bruno-ruggine dove i rami si biforcano.

Radice
Robusta con numerose e lunghe radici laterali, finchè non è completamente sviluppata la pianta patisce la siccità e il freddo.


Foglie
Alterne, picciolate, cuoriformi, dentate, acuminate con margine seghettato irregolarmente, superficie superiore glabra, tomentose sotto, munite di picciolo lungo, glabro spesso violaceo.
Gemme glabre a 2 squame.

Fiori
effimiri, biancastri-giallastri, ermafroditi, raramente unisessuali, da 5 a 10 riuniti in infiorescenze a grappolo o a pannocchia, portate da un lungo peduncolo comune, saldato a metà della sua lunghezza ad una brattea, calice con 5 sepali, 5 petali separati, numerosi stami. Intensamente profumati e bottinati dalle api. Ad alcune persone provocano allergie e raffreddori da fieno. Vi sono tigli a fiori semplici (tiglio officinale o gentile) e tigli a fiori doppi (tiglio comune o argentato).
Fioritura da giugno ad agosto. Frutti globosi, secca, dura e indeiescente a 4-5 coste.
Odore gradevole, sapore mucillaginoso.

Storia, miti, leggende
Era albero sacro per le antiche civiltà slave e germaniche.
Il nome deriva dalla parola greca ptilon che significa ala, per la caratteristica brattea laterale dei peduncoli dell'infiorescenza.

Parti usate
Infiorescenze giovani con brattee, corteccia dei giovani rami, alburno (parte di corteccia più chiara) infa, legno.

Raccolta
Infiorescenze giovani con brattee all'inizio della fioritura giugno-luglio essicare all'ombra.

Conservazione
Infiorescenze: essicare all'ombra affinche le infiorescenze conservino il loro colore giallo-verdastro.

Costituenti
Olio essenziale (farnesolo), mucillagine, tannino, glucosidi flavonici, acidi organici, sostanze inorganiche, manganese.
Semi: olio grasso giallo, commestibile, simile all'olio d'oliva.
Proprietà
Antispasmodico, coleretico (alburno di tiglio), spasmolitico intestinali, emolliente, ipnotico, sedativo del sistema nervoso centrale, emolliente, sedativo della tosse, sudorifero, fluidificante sanguigno.

Indicazioni
- ansia, nervosismo, angoscia,
- insonnia,
- cefalea, convulsioni,
- palpitaizoni, tachicardia
- tosse e mal di gola
- spasmi intestinali e biliari
- iperviscosità ed ipercoagulabilità ematica.


Preparazioni

Infuso
Porre 5g di infiorescenze in 100 ml di acqua bollente. Lasciare in infusione 10'  e bere una tazza, 3-4 volte al dì.
Uso esterno: per sciacqui o gargarismi nelle irritazioni della bocca e della gola, per applicazioni locali su scottature ed eritemi solari o sulle irritazioni delle parti intime esterne e delle emorroidi.

Macerato idroalcolico
Mettere 20 g di tiglio in 100ml di alcool a 30°. Lasciar macerare 5 giorni. Bere 1 cucchiaio da tavola mattina e sera.

Estratto fluido
10-20g al dì.

Macerato glicerinato 1DH
Ottenuto dalla macerazione di gemme fresche di Tilia Tomentosa. Bere 30 gocce diluite in poca acqua, 3 volte al dì, mattino, dopo pranzo e dopo cena in poca acqua come ansiolitico, sedativo generale ed antispasmodico.

Indicazioni
- ansia
- spasmofilia
- insonnia
- nevrosi ossessive
- tachicardia, palpitazioni
- ipertensione arteriosa da stress
- coliche gassose dei neonati
- colon irritabile dell'adulto
- gastralgie
- bulimia
- ipertiroidismo

Oleolito
10 g in 100 ml di olio. Lasciar macera per 10 giorni in ambiente caldo.
Uso esterno: frizionare sulle parti interessate.

Bibliografia
Brigo Bruno, Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica, La Grafica Briantea, terza edizione, 1988
Mearelli Fausto, Scrignani Marcello, Guida all'impiego terapeutico delle tinture madri, gemmoderivati e oligoelementi
Pedretti Marzio, L'erborista moderno, Erboristeria domani - Libri
Piterà Fernando, Compendio di Gemmoterapia Clinica, De Ferrari Editore
Rossi Massimo, Tinture madri in fitoterapia, Studio Edizioni
Tétau Max, Bergeret Claude, La nuova fitoterapia, Edizioni del Riccio
Valnet Jean, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, Aldo Martello-Giunti
Salute dalla Terra, Guida alle piante medicinali.
Scoprire riconoscere usare le erbe, Fabbri editori
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione dal Reader's Digest

12/02/11

IPPOCASTANO

Aesclulus hippocastanum L.
Hippocastanum vulgare Gaertner

Castanea equina Ger.

Fam. Hippocastanaceae


Nome comune italiano: Castagno d'india, castagna equina, castagna amara
Nome inglese: Common Horse, Horse Chestnut, Red Chestnut
Nome francese: Marronier commun, Marronier d'Inde
Nome tedesco Rosskastanie
Nome spagnolo: Castano de India

Habitat
Originario della Penisola Balcanica, fu introdotto in Europa nel XVI importandolo dall'Asia Maggiore (da qui il nome Castagno d'India, apprezzato dai giardinieri viene coltivato in parchi e giardini per la fitta ombra che procura la sua folta chioma.
Vive in pianura o in collina fino a 800 m di altezza.
Ama la luce, predilige il clima mite ed i terreni soffici e fertili.
Molto delicata nella sua giovinezza una volta matura sopporta bene anche il freddo e l'inquinamento urbano, soffre la mancanza d'acqua e secca facilmente, può vivere fino a 200-250 anni.

Identificazione
Albero mediamente alto da 10 a 30 metri con tronco corto ed eretto la cui circonferenza può raggiungere i tre metri. Ha chioma folta, larga e regolare.

Rami fitti, arcuati verso l'alto con le estremità che volgono verso il basso.

Corteccia grigio scuro o bruno-rossastra, ruvida e squamosa in piccole placche irregolari.

Foglie decidue, opposte, lungamente picciolate (fino a 20 cm), grandi, palmate composte da 5-7 foglioline dentate, ineguali. Sono di colore verde vivo in primavera ma diventano verde scuro nella parte superiore e verde giallastro in quella inferiore in estate e arancio-scarlatto in autunno. Cadendo lasciano cicatrici a forma di ferro di cavallo sui rami.

Fiori maschili o ermafroditi, profumati, bianchi macchiati di giallo e rosso, grandi 2 cm, disposti in grappoli composti a forma di cono rivolto verso l'alto a primavera, calice a 5 denti ineguali, corolla con 5 petali ineguali, margine ondulato con 7 stami e uno stilo sporgente, ovario a 3 logge.
Fioritura: aprile-maggio dopo il 15° anno di età.

Frutto grande 3-5 cm, a forma di capsula tondeggiante con guscio spinoso che si apre in 3 valve, contenente 2-3 semi (castagne dal sapore amaro) di colore bruno-rossiccio esternamente e bianco-giallastri internamente.
Fruttifica in settembre-ottobre.

Gemme
Grandi, appuntite, viscose, resinose di colore ruggine.

Storia, Miti, Leggende
Il nome popolare di castagna equina deriva dalla traduzione del nome della specie Hippocastanum. I Turchi davano le Castagne d'India macinate ai cavalli bolsi affetti da difficoltà respiratorie.

Parti usate Semi (castagne) con tegumento, gemme, corteccia.

Raccolta Semi: in autunno (settembre-ottobre) a maturazione completa, si tagliano in due parti e si essicano al sole o in stufa a 55°.
Corteccia dei rami:
in primavera (marzo) da rami giovani (2-3 anni), si taglia in pezzi lunghi 3-5 cm e si essica al sole.

Conservazione In sacchetti di carta o tela.




Costituenti
Semi: tannini catechici, saponine (escina), glucosidi cumarinici, flavonoidi, allantoina, triterpeni, amido, acido ascorbico, Vit. K, Vit. del gruppo B.
Corteccia: tannini, allantoina, glucosidi cumarinici (esculetina, esculina).

Proprietà
antiemorragico, antiedemigeno, antiinfiammatorio, anticellulite, antiflogistico, antiessudativo, vulneraria, febbrifuga, astringente, decongestionante prostatico, fluidificante del sangue, vaso protettore-capillarotropo, vasoprotvaso-tonico, vaso-costrittore, spasmolitico.

Indicazioni
Affezioni varicose: emorroidi, flebiti, varici, varicocele, prostatiti, trombo-flebiti, couperose.

Forme d’uso

Polpa di semi (Castagne), sapore amaro.Uso esterno:
Impacchi applicati sulle emorroidi.
Come sgrassante dei capelli in associazione con l'Edera.
Una manciata di farina in infusione nell'acqua del bagno come astringente, rinfrescante sulle pelli arrassote.
Altri usi:
Dal loro amido si estrae un olio da illuminazione e un alcol.
Come alimento per maiali, capre e talvolta pesci.
Dopo una lavorazione particolare che elimina il forte sapore amaro si produce una fecola nutriente e molto gradevole.
Per eliminare i lombrichi dai vasi delle pianten si usa la farina mescolata all'acqua.

Decotto- Far bollire 5 g di corteccia in 100 ml di acqua per 15'. Tenere in infusione 10'. Bere una tazza pro-dose , 2-3 volte al dì.
- Far bollire 6 g di semi in 100 ml di acqua per 15'. Tenere in infusione 10'. Fare impacchi della durata di 15' con compresse imbevute di decotto senza frizionare.
Indicazioni emorroidi, couperose, gonfiori alle estremità degli arti.

EnolitoMacerare per 10 giorni 8 g di corteccia in 100 ml di vino bianco. Bere un bicchiere pro-dose, 2-3 volte al dì.

Tintura MadreSi macinano i semi con il tegumento e si mettono a macerare in una soluzione idroalcolica la cui titolo finale deve essere 60°-65°. Lasciare a macero tre settimane quindi filtrare.
20-30 gtt 3 volte al dì, in poca acqua lontano dai pasti.

Proprietà: aumenta il tono dei vasi venosi e dei capillari, facilita la circolazione a livello della vena porta e riduce la congestione venosa a livello pelvico con particolare riguardo al plesso emorroidario.

Indicazioni:
- stasi pelvica:
- prostata, varicocele,
- affezioni uterine come dismenorrea e menometrorragie,
- emorroidi aggravate da calore e sedentarietà e miglirate da freddo e movimento.
- stasi venosa:
- varici
- ulcere varicose
- fragilità capillare
- diminuzione del tono venoso degli arti inferiori
- stasi portale epatica,
- geloni o eritema pernio, acrocianosi
- edemi anche da traumatismi

Macerato GlicerinatoOttenuto macerando le gemme fresche primaverili in soluzione idrogliceroalcolica 1 DH.40-50 gocce 3 volte al dì, in poca acqua.

Indicazioni:oltre quelle già viste per la tintura madre aggiunge
- algie a livello sacro-iliaca
- faringo-laringiti secche e grattanti
- enfisema
- reumatismi

Pomata Agitare 20 g di alcoolaturo e 80 g di vasellina fino ad ottenere una pasta fluida ed applicare sulle parti interessate.
Indicazioni: Emorroidi, Fragilità capillare, Couperose

Estratto fluido semi10-15 gtt pro-dose 2-3 volte al dì.

ControindicazioniL'escina contenuta nell'ippocastano ha un effetto irritante sulla pelle e sulle mucose compreso quelle gastro-intestinali perciò i prepartati vanno assunti a stomaco pieno e non si devono superare i dosaggi.

Bibliografia- Brigo Bruno, Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica
- Mearelli Fausto e Scrignani Marcello, Guida all’impiego terapeutico delle Tinture Madri, Gemmoderivati e Oligoelementi; Edizioni Planta Medica
- Pedretti Marzio, L’erborista Moderno; Erboristeria Domani Libri
- Piterà Fernando, Compendio di Gemmoterapia clinica; De Ferrari Editore
- Proserpio Gianni, Codex vegetabilis, Sinerga; Studio Edizioni
- Salute dalla terra, guida alle piante medicinali; Idea Libri
- Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione del Reader’s Digest
- Scoprire, riconoscere, usare le erbe; Fabbri Editori

20/11/09

ACERO, ACERO DI MONTE


Acer campestre (Lamarck) DC. Abies alba Miller

Fam. Pinaceae


Habitat
In Italia centro-settentrionale cresce spontaneo nei boschi misti di latifoglie nelle zone pianeggianti, collinari o submontane, predilige terreni calcarei non troppo umidi o aridi. Si trova associato a frassini, castagni e querce. Spesso coltivato come albero tutore delle viti nei filari delle vigne.


Identificazione
Albero di altezza variabile (da 2 a 30 metri secondo la specie),
Foglie ovali, palmate, caduche, di vario colore, verde intenso sopra e verde chiaro nella pagina inferiore che è anche pelosa e vellutata lungo le nervature, larghe al massimo 12 cm, divise in cinque lobi, il centrale grande e i due laterali piccoli, variamente dentati.
Fiori riuniti in corimbi bianco-verdastri, distinti in maschili e femminili.
Frutti secchi composti da due samare provviste di ala laterale che fa girare vorticosamente il seme quando cade e lo fa andare lontano dalla pianta che lo ha prodotto.

SALICE BIANCO

Salix alba L.

Fam. Salicacee

Habitat
Vive nelle regioni temperate dell’Europa centromeridionale sino a 900 m, in Italia è diffuso fino alla regione montana soprattutto in luoghi umidi, vicino a fiumi, torrenti e laghi, nelle valli alluvionali. Assieme a Pioppi, Ontani ed altre specie di salici forma il bosco planiziale a legno dolce.
Predilige terreni limoso-argilloso-umidi ricchi di sali nutritizi e di basi o anche di calcio.
Può vivere fino a 80-200 anni.

Identificazione
Albero mediamente alto 15 metri ma che può arrivare fino a 25 metri.
Rami sono di colore verde-grigio dotati di peli sottili, flessibili.
Foglie di colore verde sopra e argentate e setose sulla pagina inferiore a causa di una fitta peluria, alterne, lanceolate, strette, acuminate, finemente dentate e caduche, brevemente picciolate.
Fiori dioici, formati da una piccola brattea alla cui ascella sono situati due stami con antere gialle (fiori maschili) o un pistillo (fiori femminili). I fiori sono disposti in amenti (gattini) su brevissimi rami, quelli maschili sono lunghi fino a 7 cm, gialli, eretti ed arcuati ed hanno due ghiandole secretrici di nettare (nettarii), quelli femminili sono lunghi fino a 5 cm, verdi e brevemente peduncolati ed hanno una sola ghiandola secretrice di nettare. Ogni albero possiede solo fiori maschili o femminili e fiorisce tra marzo ed aprile contemporaneamente alla fogliazione.
Frutto a forma di capsula glabra quasi sessile che a maturazione si apre in due valve lasciando fuoriuscire numerosi piccoli semi bruni cotonosi che vengono dispersi dal vento. Odore nullo, sapore amaro.
Gemme ravvicinate sui rami, rossicce-bruno scuro, di forma ovale allungata, setose, avvolte in una sola squama che lacerano nel gonfiarsi.
Corteccia grigio-biancastra fissurata longitudinalmente nelle piante vecchie.
Legno tenero, si taglia facilmente in tutti i sensi non adatto per la falegnameria si usa per costruire giocattoli o minuterie. Un tempo il Salice bianco era regolarmente tagliato ogni 2-3 anni per ricavarne il vimini per la costruzione di cesti, recinzioni e per legare i tralci delle viti.

07/10/09

BETULLA pelosa o tomentosa

Betula pubescens Ehrh, Betula Alba L.D., Betula tomentosa Reitter et Abeliorrancio
Nome italiano: Betulla pelosa o tomentosa, betulla pubescente
Nome inglese: Common white birch
Nome tedesco: moorbirke
Nome francese: bouleau
Fam. Betulaceae

Habitat
Europa Centrale e del Nord dalle pianure alla regione alpina fino a 2200 metri d’altitudine. In Italia cresce spontanea nella zona montana o subalpina delle Alpi e dell’Appennino, talvolta si trova anche nella pianura Padana e nelle zone prealpine, tuttavia è più rara rispetto alla Betulla verrucosa.
Cresce su terreni poveri e acidi con umidità di risorgiva o paludosi e torbosi.

Identificazione
Albero caducifoglio dal portamento eretto, altezza media 10-13 metri , può raggiungere i 30 m con un tronco di 60 cm di diametro. La corteccia del tronco è sottile , liscia, bianco-giallognola alla base del tronco diventa giallognolo-grigiastra. La corteccia si sfalda ad anelli orizzontali.

Fusto: rami flessibili, orizzontali, ritorti, mai pendenti. I rami più giovani sono pelosi e sono privi di ghiandole resinose.

Foglie: alterne, romboidali o cuoriformi, acuminate alla sommità, lunghe 3-5cm e con margine variamente seghettato.

Fiori: disposti in infiorescenze dette amenti, quelli maschili di color bruno rossiccio sono penduli quando raggiungono la maturità e arrivano a 8 cm di lunghezza, quelli femminili di color verde oliva sono peduncolati e durante la fioritura hanno portamento eretto mentre quando raggiungono la maturità sono pendenti e raggiungono i 4 cm. Fiorisce in aprile.

Frutti, Il frutto è un achenio munito di una larga ala di consistenza cartacea, leggero viene trasportato dal vento.

Storia
La B. pubescens è stata una delle principali specie arboree pioniere alla fine dell’Era glaciale, grazie alla sua grande resistenza al freddo.
La tradizione popolare consigliava di far stendere bambini debilitati su foglie essicate al forno per ridargli vigore.

Raccolta
La Linfa si raccoglie in primavera segando un ramo dell’albero. Un ramo di una certa dimensione può fornire fino a 5 litri di linfa al giorno.
Le foglie si raccolgono in aprile-giugno, senza il picciolo.
Le gemme si raccolgono in febbraio quando sono ancora ben chiuse.
La corteccia si ottiene recidendo i rami con diametro di circa 1 cm in marzo-aprile, quando la pianta entra in vegetazione.

Conservazione
Le foglie e le gemme si essiccano all’ombra rimuovendole spesso.
La corteccia si taglia in pezzi di 5_10 cm di lunghezza e si mette a essiccare al sole.
La corteccia e le foglie si conservano in sacchetti di carta o tela e le gemme in vasi di vetro.

Costituenti
Olio essenziale (Oleum Betulae) contenente salicilato di metile (98%), saponine, un derivato flavonico ad azione diuretica (iperoside), tannini, glucosidi vari.
La corteccia contiene betulinolo (canfora di betulla) e betuloside (glucoside).
Le gemme contengono olio essenziale.

Proprietà
Uso interno: Diuretico (eliminatore di urea e acido urico), depurativo, antiuricemia, antiazoturica, ipocolesterolomizzante, antitossica.
La corteccia è diuretica, lassativa e febbrifuga

Parti usate e Modalità d'uso

Linfa fresca
Uso interno: depurativa del sangue, antilitiasico urinario, usato per combattere i calcoli urinari.
Uso esterno: in passato come lozione per capelli nell’alopecia.

Foglie giovani
Uso interno: ipercolesterolemia, iperuricemia, iperazotemia, idropisia, oliguria, albuminuria, litiasi renale, coliche nefritiche, edemi cardio-renali, cellulite, reumatismo, gotta.

Infuso al 4%: 4 g in 100 ml di acqua bollente. Lasciare in infusione 10’. Bere una tazza 3 volte al dì tra i pasti per aumentare la fluidità della bile e diminuire il tasso di colesterolo nel sangue.

Tintura al 20%: 20 g in 100ml di alcool a 60°. Macerare 5 giorni.
40 gocce 2-3 volte al dì.

Enolito 5%: 5 g in 100 ml di vino rosso. Macerare 5 giorni. Un bicchierino pro-dose, 2-3 volte al giorno tra i pasti.

Estratto fluido: un cucchiaino pro-dose 2-3 volte al dì.

Uso esterno: antisettico, astringente, acne, foruncoli, eccessiva secrezione di sebo, disinfettante e deodorante in caso di forfora grassa, sotto forma di infuso, decotto o tintura.
Nel trattamento della cellulite sotto forma di bagni o impacchi.
Acqua distillata
usata in cosmesi nei tonici cutanei.

Corteccia
Uso interno: nelle febbri intermittenti
Decotto: un cucchiaio da caffè di corteccia per tazza.
Uso esterno: dalla corteccia viene estratto un olio utilizzato come repellente per insetti.

Legno
Il legno calcinato a carbone vegetale veniva utilizzato come antiputrefattivo ed antimeteorico nelle coliti e nelle dispepsie e come antitossico negli avvelenamenti da funghi muscarinici.

Radici
Frantumate e usate in decotto all’1% sono un potente diuretico.
Le radici e la scorza distillata si ottiene un catrame attivo nelle dermatosi.

Gemme
Uso interno: balsamiche, colagoghe, antisettiche, efficaci nella cura dell’artrosi, nella decalcificazioni ossea, nell’astenia sessuale e nella costipazione.

Decotto  50-150 g per litro di acqua, aggiungere un cucchiaio di bicarbonato di sodio per facilitare la soluzione delle resine. Bollire 10’ e bere 2-3 tazze al dì.
Uso esterno: lenitivo

Gemmoderivato
Preparazione: Si ottengono mediante macerazione di amenti, gemme, giovani radici e scorza di radice di Betula Pubescens alla 1 DH.
Indicazioni
Uso interno:
- Drenante dei tessuti infiltrati da eccesso di scorie metaboliche, per questo suo effetto oltre che per la sua azione tonica viene spesso usato per preparare l’organismo ad altri gemmoderivati specifici.
- Stimola le difese immunitarie.
- Disintiossicante del fegato, stimola tutti i catabolismi: acido urico, urea, colesterolo.
- Nel rachitismo, negli disturbi dell’accrescimento e di nutrizione, negli stati di demineralizzazione.
- Negli edemi cardio-renali.
- Nell’astenia psicofisica e nella stipsi.
- Nelle tromboflebiti in associazione con Alnus glutinosa
- Nelle rinofaringiti recidivanti associato ad Abies pectinata.
- Nelle sinusiti acute associato a Ribes nigrum.
- Nella stipsi (gemme).
- Nei disturbi endocrini: obesità, cellulite.
- Nella diminuzione della libido, impotenza e frigidità (amenti)
50-70gtt, una volta al dì, in un po' d'acqua.

Bibliografia
Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Fabbri Editori
Brigo Bruno, Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica, La Grafica Briantea, terza edizione, 1988
Fernando Piterà, Compendio di Gemmoterapia clinica, De Ferrari Editore, 1996
Fausto Mearelli - Marcello Scrignani, Guida all’impiego terapeutico delle Tinture Madri Gemmoderivati e Oligoelementi
Marzio Pedretti, L’Erborista Moderno, Erboristeria Domani Libri Studio Edizioni
Max Tetau, Gemmoterapia nuovi studi clinici, IPSA Editore
Jean Valnet, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, Aldo Martello, Giunti