CORYLUS AVELLANA L., CORYLUS SILVESTRIS SALISB.Nome italiano: Nocciuolo comune, avellana
Nome inglese: Cob, Common Hazel
Nome francese Noisetier
Nome tedesco Haselnuss
Famiglia: Betulaceae (Corylacee)
Ordine: Fagales
Habitat
Europa, Asia occidentale e centrale, Africa settentrionale, in tutta Italia dalla regione montana alla submontana, largamente coltivato (noccioleti). Vive nei boschi decidui, siepi, giardini e parchi. Fino a 1.500 m. Pianta robusta predilige terreni freschi, fertili, calcarei, migliora i suoli acidificati alcalinizzandoli.
Identificazione
Arbusto cespuglioso, perenne, caducifoglio, forma delle macchie poichè dalle radici partono dei germogli che danno luogo a nuove piante. Chioma allargata, fitta, irregolare. Alto da 3 a 5 m.
Fusto: da un unico ceppo partono numerosissimi fusti e polloni di legno flessibili. I rametti giovani hanno una leggera peluria formata da peli rossastri e da peli ghiandolari neri. Corteccia liscia, colore verde - bruno ramato, lucida con lenticelle chiare orizzontali. Nei rami giovani la corteccia si sfoglia come una pergamena. Legno di colore giallo-biancastro.
Radice: con eleganti venature usata in lavori di intarsio.
Foglie: rotondo-ovali, 5-12 cm, base cuoriforme, apice acuminato, margine doppiamente seghettato con denti grandi e piccoli, una metà più grande dell'altra, pubescenti soprattutto sulle nervature della superficie, alterne, brevemente picciolate, picciolo peloso.
Fiori: monoici, compaiono prima delle foglie, quelli maschili, giallo-dorati, in amenti allungati, penduli, quelli femminili riuniti in infiorescenze di due o quattro, racchiusi da brattee, simili alle gemme fogliari da cui si distinguono per gli stigmi rossi, simili ad un piumetto che spuntano dalle bratte.
Gli amenti maschili fioriscono a settembre, quelli femminili da febbraio a marzo.
Frutto: achenio, secco, indeiscente, (nocciola) composto da una parte legnosa esterna ovale contenente uno raramente due semi al suo interno, il tutto racchiuso in un involucro foliaceo carnoso alla base, sfrangiato e aperto all'estremità, isolato o in gruppi da 2 a 4 nocciole.
Odore nullo.
Storia e Miti
E' considerato uno dei vegetali preistorici, esisteva già nell'era terziaria. Nelle tombe neolitiche sono stati ritrovati i suoi frutti.
Corylus dal greco corys=casco, la nocciola infatti è racchiusa in una brattea verde a forma di casco.
Il suo legno flessibile veniva utilizzato per fabbricare le acchette da rabdomante. Con il suo carbone si fabbricavano i carboncini da disegno.
L'essenza del legno "oleum Heraclinum" fu impiegato nella cura dell'epilessia (M.Ruland)
Parti usate
foglie, corteccia dei rami. Semi.
Raccolta e Conservazione
Foglie: senza il picciolo da luglio ad agosto. Essiccare all'ombra.
Corteccia: si stacca con un coltello dai rami di almeno due-tre anni, in ottobre-novembre. Si divide in pezzi di 5-10 cm. Essiccare al sole
Conservare in saccetti di carta o tela.
Costituenti
Foglie e corteccia: tannino, resine, glicosidi flavonoidici
Foglie: oli eterei, principi amari, betulina.
Semi: oli, proteine, zuccheri, Vitamine A, B1, B2, C, E, calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, sodio, zinco, zolfo, acido oleico, palmitico, stearico. Se ne estrae un olio commestibile.
Proprietà
Foglie: astringente, vasocostrittore, flebotonico, antiedematoso, antidiarroico, depurativo, antiemorragico, antinfiammatorio. Uso esterno: astringente e tonico dei dotti sebacei e sudorali, antiinfiammatorio e cicatrizzante.
Corteccia: astringente venoso, antiinfiammatorio, febbriguo.
Indicazioni
Foglie:
- Varici, flebiti, fragilità capillare, edemi alle gambe,
- diarrea,
- dermatosi
Corteccia: stati febbrili
Foglie e corteccia uso esterno: piaghe, ulcere.
Modalità d'uso
Infuso
5 g in 100 ml di acqua. Bere una tazza 2-3 volte al dì come vaso costrittore e depurativo.
Uso esterno 10 g in 100 ml di acqua. In applicazioni esterne come tonico, astringente antinfiammatorio.
Decotto di foglie
5 g in 100 ml di acqua. Bere 2-3 tazze al dì nelle infiammazioni intestinali e dell'apparato vascolare.
10 g in 100 ml di acqua. Utilizzare in sciacqui, lavaggi, gargarismi, compresse nelle irritazioni delle mucose, della pelle, delle emorroidi e nelle abrasioni come antinfiammatorio cicatrizzante, astringente, nella pelle raggrinzita, sui punti neri, per schiarire le lentiggini, sulle borse sotto gli occhi.
Decotto di corteccia
5g in 100 ml di acqua. Bere 2 tazze al dì negli stati febbrili. Applicare compresse imbevute di decotto su vasi superficiali dilatati.
Acqua distillata di rametti e foglie, come tonico astringente.
Olio di semi, come emolliente nelle pelli secche.
Tintura Madre
30 gocce 3-4 volte al dì in poca acqua lontano dai pasti.
Proprietà
Fleotonico, antiedematoso, cicatrizzante antinfiammatorio, antisclerotico dei tessuti connettivi polmonare ed epatico.
Indicazioni
insufficienza circolatoria degli arti inferiori, edemi, varici, emorroidi,
colecistopatie
Gemmoderivato ottenuto per macerazione di gemme fresche in soluzione idogliceralcoolica 1DH.
30-50 gocce, 2-3 volte al dì in poca acqua 15 minuti prima dei pasti principali.
Proprietà: antiscleroso delle mucose e della muscolatura polmonare e del fegato.
Indicazioni
antianemico, anemie da ulcere o da emorroidi,
bronchiti croniche, enfisemi, sclerosi bronchiali e polmonari, asma,
insufficienza arteriosa degli arti inferiori, antisclerotico
insufficienza epatica, epatopatia croica, cirrosi epatica.
Alimentare
I semi sono commestibili sia per l'uomo che per gli animali come scoiattoli, topi, ghiri, picchi, ghiandaie, fagiani ecc.
Note
Il suo legno flessibile viene impiegato nella fabbricazione di:
cerchi di botte, bastoni da passeggio, nasse (trappole per salmoni), manici di cesto.
Bibliografia
Brigo Bruno, Fitoterapia e Gemmoterapia nella pratica clinica
Mearelli, guida all'impiego terapeutico delle Tianture madri, gemmoderivati e oligoelementi.
Minardi e Figli, Nelle erbe la salute (in herbis salus)
Pedretti Marzio, Come curarsi con le erbe medicinali, De Vecchi Editore
Piterà Fernando, Compendio di Gemmoterapia clinica
Rossi Massimo, Tinture Madri in fitoterapia, Studio Edizioni
Scoprire, riconoscere, usarle le erbe, Fabbri Editore
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione del Reader Digest
Valnet Jean, Fitoterapia, cura delle malattie con le piante, Aldo Martello - Giunti
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01/06/11
08/05/11
AGRIFOGLIO
ILEX AQUIFOLIUM L.
Nome italiano: Agrifoglio, Pungitopo maggiore, Leccio spinoso
Nome inglese: Common Holly
Nome francese: Houx
Nome tedesco: Gemeine stechpalme
Nome spagnolo: Acebo
Famiglia: Aquifogliaceae
Ordine: Celastrales
Habitat
Vive nelle regioni montane e submontane, in Europa ed Asia Occidentale, in Italia è più diffuso al centro e al nord, fino a 1400m raramente arriva ai 2000 m perchè i grandi freddi lo danneggiano. Usato come pianta ornamentale nei giardini e nei parchi perchè legato alla sua tradizione natalizia.
Predilige terreni ricchi di humus, umidi (sottoboschi). Convive con faggi e querce. Tollera male la luce
Identificazione
Arbusto o piccolo albero con chioma piramidale o cilindrica, alto da 1 a 3 m, in condizioni ambientali favorevoli può arrivare a 10-20 m. Cresce lentamente, può vivere fino a 300 anni.
Fusto:
eretto, molto ramificato, con corteccia grigiastra o verde-bruno scura, liscia, glabra, più verde e lievemente pubescente sui rami più giovani, legno duro.
Foglie:
sempreverdi, verde scuro sopra, verde pallido sotto, lucenti, cerose, coriacee, glabre, margine ondulato, sinuoso, dentato, spinoso, (6-8 spine per lato molto pungenti) alterne, brevemente picciolate, picciolo coperro da peli fitti e brevissimi, senza stipole, persistenti per un anno intero, quelle superiori e di esemplari adulti, piane, ovali, intere, con la sola spina terminale. Le foglie non si rinnovano tutte contemporaneamente.
Fiori:
piccoli, bianchi o rosa riuniti in corimbi all'ascella delle foglie, subsessili, di 4 (raramente 5 fiori), unisessuali, i maschili con antere, i femminili con ovario. Fiorisce da maggio a giugno. La stessa pianta può cambiare sesso da un anno all'altro.
Frutti:
bacche di colore rosso vivo, sferiche (drupe), di consistenza carnosa e forma globulosa, mature da settembre a marzo, contenenti 4-5 noccioli triangolari, contenenti a loro volta un seme ciascuno. Odore nullo, sapore amaro, la loro ingestione determina disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea) talvota mortali per gli esseri umani rappresentano il nutrimento invernale per tordi e merli che sono insensibili alla loro tossicità.
Storia e Miti
Nelle credenze popolari era considerato un arbusto benefico temuto dalle streghe e dagli spiriti maligni, veniva appeso nelle case e nelle stalle per tenere lontano sortilegi e malattie. Assieme al vischio si regala per augurare un felice anno nuovo.
I popoli germanici decoravano le case con rami provvisti di bacche, durante l'inverno per onorare gli spiriti della foresta.
Paracelso prescriveva il decotto di foglie per la cura dell'artrite. Alla fine del XVII fu ritenuto uno tra i migliori febbrifughi.
Parti usate
foglie, corteccia,
frutto (in farmacia).
Raccolta e Conservazione
Foglie: di un anno, non quelle nuove, in primavera prima della fioritura. Essicare all'ombra.
Conservare in sacchetti di carta o di tela.
Corteccia: tutto l'anno, praticando due incisioni anulari congiunte da una longitudinale e facendo leva con un coltello.
Essicare al sole.
Conservare in sacchetti di carta o di tela.
Costituenti
Foglie: tannini, glucosio, ilicina, acido caffetannico (simile alla caffeina), gomma, clorofilla, pectina.
Corteccia: tannini, una sostanza amara, ilicina (glucoside)
Proprietà
Foglie: antispasmodiche, emollienti, febbrifughe, tossifughe, antireumatiche, antiartritiche, toniche, stomachiche.
Corteccia: febbrifughe, epatoprotettrici, anti-epilettiche.
Radice: diuretica.
Frutto: purgante energico usato in farmacia a dosi controllate per la sua alta tossicità.
Indicazioni
bronchite,
diarrea, disturbi epatici e di stomaco,
artrite, reumatismo,
febbre,
epilessia.
Modalità d'uso
Infuso di polvere di foglie
2g in 100 ml di acqua bollente. Lasciare in infusione 10', filtrare. Bere 2-3 tazzine al dì come tonico, anti-stress.
Decotto di foglie
3g in 100 ml di acqua bollente. Far bollire 5 minuti. Lasciar in infusione 10 minuti, filtrare. Bere due-tre tazze al dì in caso di febbre e reumatismi.
Decotto di corteccia3g in 100 ml di acqua bollente. Far bollire 5 minuti. Lasciar in infusione 10 minuti, filtrare. Bere due-tre tazze al dì in caso di febbre.
Tintura di foglie
20 g in 100 ml di alcool a 70°. Macerare per 10 giorni. Bere 20-30 gocce 2 volte al dì, lontano dai pasti in poca acqua. Per febbre e reumatismi.
Tintura vinosa di corteccia
5 g in 100 ml di vino rosso. Macerare per 10 giorni. Bere due bicchierini al giorno.
Tintura vinosa di foglie
Tritare e macerare le foglie in alcool etilico, allungare con vino bianco. Per febbri intermittenti.
Gemmoderivato
Ottenuto per macerazione dei giovani getti in soluzione idrogliceroalcolica all 1DH.
25-30 gtt 2-3 volte al dì.
Proprietà: regolatore del sistema nervoso, stimolante delle surrenali e della funzionalità renale.
Indicazioni:
insufficienza renale,
insufficienza surrenalica, stress, astenia nervosa,
irritazione dell'uretra con scolo di natura prostatica,
coliche gastroenteriche, diarrea mucosa,
iperplasia fibrocistica della mammella,
epilessia,
postumi di febbri intermittenti e malaria,
congiuntivite,
acufeni, tinnitus, ipoacusia e sordità da timanosclerosi,
reumatismi e gotta.
Bibliografia
Leclerc Henri, Lineamenti di fitoterapia
Lodi Giuseppe, Piante officinali italiane
Mearelli, guida all'impiego terapeutico delle Tianture madri, gemmoderivati e oligoelementi.
Nelle erbe la salute (in herbis salus)
Palma Luigi, Fitoterapia essenziale, Palma Editore
Pedretti Marzio, Come curarsi con le Erbe Medicinali
Piterà Fernando, Compendio di gemmoterapia clinica, De Ferrari EditoreSalute dalla terra, guida alle piante medicinali
Scoprire, riconoscere, usarle le erbe, Fabbri Editore
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione del Reader Digest
Valnet Jean, Fitoterapia, cura delle malattie con le piante
Nome italiano: Agrifoglio, Pungitopo maggiore, Leccio spinoso
Nome inglese: Common Holly
Nome francese: Houx
Nome tedesco: Gemeine stechpalme
Nome spagnolo: Acebo
Famiglia: Aquifogliaceae
Ordine: Celastrales
Habitat
Vive nelle regioni montane e submontane, in Europa ed Asia Occidentale, in Italia è più diffuso al centro e al nord, fino a 1400m raramente arriva ai 2000 m perchè i grandi freddi lo danneggiano. Usato come pianta ornamentale nei giardini e nei parchi perchè legato alla sua tradizione natalizia.
Predilige terreni ricchi di humus, umidi (sottoboschi). Convive con faggi e querce. Tollera male la luce
Identificazione
Arbusto o piccolo albero con chioma piramidale o cilindrica, alto da 1 a 3 m, in condizioni ambientali favorevoli può arrivare a 10-20 m. Cresce lentamente, può vivere fino a 300 anni.
Fusto:
eretto, molto ramificato, con corteccia grigiastra o verde-bruno scura, liscia, glabra, più verde e lievemente pubescente sui rami più giovani, legno duro.
Foglie:
sempreverdi, verde scuro sopra, verde pallido sotto, lucenti, cerose, coriacee, glabre, margine ondulato, sinuoso, dentato, spinoso, (6-8 spine per lato molto pungenti) alterne, brevemente picciolate, picciolo coperro da peli fitti e brevissimi, senza stipole, persistenti per un anno intero, quelle superiori e di esemplari adulti, piane, ovali, intere, con la sola spina terminale. Le foglie non si rinnovano tutte contemporaneamente.
Fiori:
piccoli, bianchi o rosa riuniti in corimbi all'ascella delle foglie, subsessili, di 4 (raramente 5 fiori), unisessuali, i maschili con antere, i femminili con ovario. Fiorisce da maggio a giugno. La stessa pianta può cambiare sesso da un anno all'altro.
Frutti:
bacche di colore rosso vivo, sferiche (drupe), di consistenza carnosa e forma globulosa, mature da settembre a marzo, contenenti 4-5 noccioli triangolari, contenenti a loro volta un seme ciascuno. Odore nullo, sapore amaro, la loro ingestione determina disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea) talvota mortali per gli esseri umani rappresentano il nutrimento invernale per tordi e merli che sono insensibili alla loro tossicità.
Storia e Miti
Nelle credenze popolari era considerato un arbusto benefico temuto dalle streghe e dagli spiriti maligni, veniva appeso nelle case e nelle stalle per tenere lontano sortilegi e malattie. Assieme al vischio si regala per augurare un felice anno nuovo.
I popoli germanici decoravano le case con rami provvisti di bacche, durante l'inverno per onorare gli spiriti della foresta.
Paracelso prescriveva il decotto di foglie per la cura dell'artrite. Alla fine del XVII fu ritenuto uno tra i migliori febbrifughi.
Parti usate
foglie, corteccia,
frutto (in farmacia).
Raccolta e Conservazione
Foglie: di un anno, non quelle nuove, in primavera prima della fioritura. Essicare all'ombra.
Conservare in sacchetti di carta o di tela.
Corteccia: tutto l'anno, praticando due incisioni anulari congiunte da una longitudinale e facendo leva con un coltello.
Essicare al sole.
Conservare in sacchetti di carta o di tela.
Costituenti
Foglie: tannini, glucosio, ilicina, acido caffetannico (simile alla caffeina), gomma, clorofilla, pectina.
Corteccia: tannini, una sostanza amara, ilicina (glucoside)
Proprietà
Foglie: antispasmodiche, emollienti, febbrifughe, tossifughe, antireumatiche, antiartritiche, toniche, stomachiche.
Corteccia: febbrifughe, epatoprotettrici, anti-epilettiche.
Radice: diuretica.
Frutto: purgante energico usato in farmacia a dosi controllate per la sua alta tossicità.
Indicazioni
bronchite,
diarrea, disturbi epatici e di stomaco,
artrite, reumatismo,
febbre,
epilessia.
Modalità d'uso
Infuso di polvere di foglie
2g in 100 ml di acqua bollente. Lasciare in infusione 10', filtrare. Bere 2-3 tazzine al dì come tonico, anti-stress.
Decotto di foglie
3g in 100 ml di acqua bollente. Far bollire 5 minuti. Lasciar in infusione 10 minuti, filtrare. Bere due-tre tazze al dì in caso di febbre e reumatismi.
Decotto di corteccia3g in 100 ml di acqua bollente. Far bollire 5 minuti. Lasciar in infusione 10 minuti, filtrare. Bere due-tre tazze al dì in caso di febbre.
Tintura di foglie
20 g in 100 ml di alcool a 70°. Macerare per 10 giorni. Bere 20-30 gocce 2 volte al dì, lontano dai pasti in poca acqua. Per febbre e reumatismi.
Tintura vinosa di corteccia
5 g in 100 ml di vino rosso. Macerare per 10 giorni. Bere due bicchierini al giorno.
Tintura vinosa di foglie
Tritare e macerare le foglie in alcool etilico, allungare con vino bianco. Per febbri intermittenti.
Gemmoderivato
Ottenuto per macerazione dei giovani getti in soluzione idrogliceroalcolica all 1DH.
25-30 gtt 2-3 volte al dì.
Proprietà: regolatore del sistema nervoso, stimolante delle surrenali e della funzionalità renale.
Indicazioni:
insufficienza renale,
insufficienza surrenalica, stress, astenia nervosa,
irritazione dell'uretra con scolo di natura prostatica,
coliche gastroenteriche, diarrea mucosa,
iperplasia fibrocistica della mammella,
epilessia,
postumi di febbri intermittenti e malaria,
congiuntivite,
acufeni, tinnitus, ipoacusia e sordità da timanosclerosi,
reumatismi e gotta.
Bibliografia
Leclerc Henri, Lineamenti di fitoterapia
Lodi Giuseppe, Piante officinali italiane
Mearelli, guida all'impiego terapeutico delle Tianture madri, gemmoderivati e oligoelementi.
Nelle erbe la salute (in herbis salus)
Palma Luigi, Fitoterapia essenziale, Palma Editore
Pedretti Marzio, Come curarsi con le Erbe Medicinali
Piterà Fernando, Compendio di gemmoterapia clinica, De Ferrari EditoreSalute dalla terra, guida alle piante medicinali
Scoprire, riconoscere, usarle le erbe, Fabbri Editore
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione del Reader Digest
Valnet Jean, Fitoterapia, cura delle malattie con le piante
18/03/11
ROVO
Rubus fructicosus L.
rovo, moro selvatico, spino
Inglese: Bramble, European blackberry
Francese: Murier des haies
Tedesci: Brombeere
Famiglia: Rosaceae
Habitat
Vive al margine dei boschi, nelle siepi, lungo le strade di montagna, tra i muri e i ruderi, nei terreni incolti dove cresce spontaneamente fino a soffocare tutto è una pianta invadente di difficile estirpazione è disseminata dagli uccelli. Si sviluppa sui terreni acidi poveri, argillosi, sabbiosi, umidi, assolati, ombrosi. Diffuso in tutto il territorio italiano, nella zona mediterranea dal piano alla montagna fino a 1100 m. Ne esistono numerose specie e ibridi.
Identificazione
Arbusto selvatico, perenne, cespuglioso alto fino a 5 metri, generalmente 0,5-2 metri.
Fusti angolosi, legnosi alla base, muniti di spine diritte o quasi falciformi, arcuati, prostrati o rampicanti, che si seccano dopo la fioritura.
Foglie pennate composte da 3-5 foglioline palmate, arrotondate, irregolarmente seghettate, da 1,5 fino a 6 cm. con superficie superiore verde scuro, coriacea e glabra, e quella inferiore, bianca. Piccioli piani , glabri e provvisti di aculei.
Fiori bianchi, sfumati di rosa, disposti in grappoli terminali, inodori. Calice di 5 sepali ovali acuminati con 5 petali vellutati, color roseo. Numerosi stami bianchi o rossi. Fioritura da maggio a settembre.
Frutti verdi che a maturazione diventano nero-bluastri o rosso brunastri, selvatici, eduli, more selvatiche formate da numerose drupe tondeggianti coronate da uno stilo e sistemate su un ricettacolo carnoso alla cui base si trova il calice persistente con orlo biancastro. Odore lieve, sapore zuccherino e astringente. Fruttifica da fine agosto a ottobre.
Propagazione per margotta.
Storia, miti, leggende
Nella tradizione cristiana medioevale la Vergine era simboleggiata col roveto ardente che manifesta la presenza divina.
Plinio consigliava le foglie ed i teneri germogli contro i malanni della bocca le ulcerazioni oculari, le emorraggie vaginali e intestinali. Dioscoride prescriveva foglie, fiori e radici come astringenti per intestino e utero e per rinforzare le gengive e curare le ulcerazioni e le piaghe.
Parti usate:
- foglie e gemme
Raccolta
Gemme in primavera, foglie da luglio a settembre, frutti a maturazione.
Costituenti
Foglie: tannini, resine, inosite, pectina e zucchero, acidi organici (lattico, ossalico, malico, succinico).
Frutti: acidi organici (caffecico, citrico, lattico), zuccheri (glucosio, levulosio, saccarosio dal 4 al 7%), protidi, pectine, gomma, cellulosa, grasso, manganese, tannino, antociani acido pantotenico, vitamine A, B1, B2, C.
Proprietà delle foglie e delle gemme: astringenti, ipoglicemizzanti, diuretiche, emostatiche
Indicazioni
- diarrea,
- emorroidi,
- leucorree (perdite bianche),
- metrorragie,
- calcoli renali,
- oliguria
- emottisi
- diabete senile.
Uso esterno:
- faringiti, gengiviti, stomatiti, nevralgie dentarie, piaghe.
Frutti:
- anti-scorbutici,
- rinfrescanti,
- diuretici.
Preparazioni
Infuso di foglie:
5 g in 100 ml di acqua bollente, lasciare in infusione 15'. Bere una tazza 3 volte al dì nelle diarree.
Decotto di foglie:
20 g in mezzo litro d'acqua. Bollire 2 minuti, lasciare in infusione 10'. Bere una tazza 3 volte al dì.
Uso esterno: come lozione astringente per il viso, per gargarismi e sciacqui nelle affezioni della bocca,
Nota: Filtrare accuratamente le preparazioni.
Gemmoderivato
Ottenuto dalla macerazione glicerica alla 1DH di giovani getti di Rovo.
30 gocce, 2-3 volte al dì, lontano dai pasti.
Indicazioni
- Bronchite cronica
- Reumatismo degenerativo cronico,
- artrosi articolare,
- Osteoartrosi,
- Osteoporosi senile dolorosa,
- Ipertensione arteriosa ed arteriosclerosi,
- Diabete senile, (ipoglicemizzante e ipotensivo),
- Fibroma uterino
Gemme macerate al sole
Raccolte in primavera e poste in un barattolo esposto al sole, lasciano colare un succo sciropposo.
Usare come impiastro cicatrizzante sulle piaghe.
Sciroppo dei frutti colti prima della maturazione, verdi o rossi
come astringenti, nelle diarre dei bambini
Frutti maturi crudi, in confetture o in sciroppi
sono dissetanti, diuretiche, combattono la stitichezza, favoriscono la digestione, leniscono le infiammazioni della bocca e le tonsilliti.
Bibliografia
Brigo Bruno, Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica, La Grafica Briantea, terza edizione, 1988
Fra Domenico Palombi, La medicina dei semplici
Mearelli Fausto, Scrignani Marcello, Guida all'impiego terapeutico delle tinture madri, gemmoderivati e oligoelementi
Messegue Maurice, il mio erbario, Mondadori
Messegue Maurice, Guarire naturalmente, Michel Bontemps
Piterà Fernando, Compendio di Gemmoterapia Clinica, De Ferrari Editore
Quaderni di erboristeria, Clesav
Rossi Massimo, Tinture madri in fitoterapia, Studio Edizioni
Schauenberg Paul, Paris Ferdinand, Le piante medicinali, Newton Compton Editori
Valnet Jean, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, Aldo Martello-Giunti
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione dal Reader's Digest
rovo, moro selvatico, spino
Inglese: Bramble, European blackberry
Francese: Murier des haies
Tedesci: Brombeere
Famiglia: Rosaceae
Habitat
Vive al margine dei boschi, nelle siepi, lungo le strade di montagna, tra i muri e i ruderi, nei terreni incolti dove cresce spontaneamente fino a soffocare tutto è una pianta invadente di difficile estirpazione è disseminata dagli uccelli. Si sviluppa sui terreni acidi poveri, argillosi, sabbiosi, umidi, assolati, ombrosi. Diffuso in tutto il territorio italiano, nella zona mediterranea dal piano alla montagna fino a 1100 m. Ne esistono numerose specie e ibridi.
Identificazione
Arbusto selvatico, perenne, cespuglioso alto fino a 5 metri, generalmente 0,5-2 metri.
Fusti angolosi, legnosi alla base, muniti di spine diritte o quasi falciformi, arcuati, prostrati o rampicanti, che si seccano dopo la fioritura.
Foglie pennate composte da 3-5 foglioline palmate, arrotondate, irregolarmente seghettate, da 1,5 fino a 6 cm. con superficie superiore verde scuro, coriacea e glabra, e quella inferiore, bianca. Piccioli piani , glabri e provvisti di aculei.
Fiori bianchi, sfumati di rosa, disposti in grappoli terminali, inodori. Calice di 5 sepali ovali acuminati con 5 petali vellutati, color roseo. Numerosi stami bianchi o rossi. Fioritura da maggio a settembre.
Frutti verdi che a maturazione diventano nero-bluastri o rosso brunastri, selvatici, eduli, more selvatiche formate da numerose drupe tondeggianti coronate da uno stilo e sistemate su un ricettacolo carnoso alla cui base si trova il calice persistente con orlo biancastro. Odore lieve, sapore zuccherino e astringente. Fruttifica da fine agosto a ottobre.
Propagazione per margotta.
Storia, miti, leggende
Nella tradizione cristiana medioevale la Vergine era simboleggiata col roveto ardente che manifesta la presenza divina.
Plinio consigliava le foglie ed i teneri germogli contro i malanni della bocca le ulcerazioni oculari, le emorraggie vaginali e intestinali. Dioscoride prescriveva foglie, fiori e radici come astringenti per intestino e utero e per rinforzare le gengive e curare le ulcerazioni e le piaghe.
Parti usate:
- foglie e gemme
Raccolta
Gemme in primavera, foglie da luglio a settembre, frutti a maturazione.
Costituenti
Foglie: tannini, resine, inosite, pectina e zucchero, acidi organici (lattico, ossalico, malico, succinico).
Frutti: acidi organici (caffecico, citrico, lattico), zuccheri (glucosio, levulosio, saccarosio dal 4 al 7%), protidi, pectine, gomma, cellulosa, grasso, manganese, tannino, antociani acido pantotenico, vitamine A, B1, B2, C.
Proprietà delle foglie e delle gemme: astringenti, ipoglicemizzanti, diuretiche, emostatiche
Indicazioni
- diarrea,
- emorroidi,
- leucorree (perdite bianche),
- metrorragie,
- calcoli renali,
- oliguria
- emottisi
- diabete senile.
Uso esterno:
- faringiti, gengiviti, stomatiti, nevralgie dentarie, piaghe.
Frutti:
- anti-scorbutici,
- rinfrescanti,
- diuretici.
Preparazioni
Infuso di foglie:
5 g in 100 ml di acqua bollente, lasciare in infusione 15'. Bere una tazza 3 volte al dì nelle diarree.
Decotto di foglie:
20 g in mezzo litro d'acqua. Bollire 2 minuti, lasciare in infusione 10'. Bere una tazza 3 volte al dì.
Uso esterno: come lozione astringente per il viso, per gargarismi e sciacqui nelle affezioni della bocca,
Nota: Filtrare accuratamente le preparazioni.
Gemmoderivato
Ottenuto dalla macerazione glicerica alla 1DH di giovani getti di Rovo.
30 gocce, 2-3 volte al dì, lontano dai pasti.
Indicazioni
- Bronchite cronica
- Reumatismo degenerativo cronico,
- artrosi articolare,
- Osteoartrosi,
- Osteoporosi senile dolorosa,
- Ipertensione arteriosa ed arteriosclerosi,
- Diabete senile, (ipoglicemizzante e ipotensivo),
- Fibroma uterino
Gemme macerate al sole
Raccolte in primavera e poste in un barattolo esposto al sole, lasciano colare un succo sciropposo.
Usare come impiastro cicatrizzante sulle piaghe.
Sciroppo dei frutti colti prima della maturazione, verdi o rossi
come astringenti, nelle diarre dei bambini
Frutti maturi crudi, in confetture o in sciroppi
sono dissetanti, diuretiche, combattono la stitichezza, favoriscono la digestione, leniscono le infiammazioni della bocca e le tonsilliti.
Bibliografia
Brigo Bruno, Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica, La Grafica Briantea, terza edizione, 1988
Fra Domenico Palombi, La medicina dei semplici
Mearelli Fausto, Scrignani Marcello, Guida all'impiego terapeutico delle tinture madri, gemmoderivati e oligoelementi
Messegue Maurice, il mio erbario, Mondadori
Messegue Maurice, Guarire naturalmente, Michel Bontemps
Piterà Fernando, Compendio di Gemmoterapia Clinica, De Ferrari Editore
Quaderni di erboristeria, Clesav
Rossi Massimo, Tinture madri in fitoterapia, Studio Edizioni
Schauenberg Paul, Paris Ferdinand, Le piante medicinali, Newton Compton Editori
Valnet Jean, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, Aldo Martello-Giunti
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione dal Reader's Digest
14/03/11
BRUGO e ERICA
CALLUNA VULGARIS Hull o ERICA VULGARIS L. CALLUNA ERICA Dec.
Brugo o Brentolo
Fam. Ericacee
Inglese: Common heath, Broom-Heather,
Tedesco: Besenheide
Francese: Bruyere commune, Callune
*Erica, ERICA HERBACEA L. o ERICA CARNICINA L.
Fam. Ericacee
Habitat
Vive negli acquitrini, nei sottoboschi e nei boschi di Pinus sylvestris e Quercie, in associazione col Mirtillo nero, Mirtillo rosso, Ginepro e Ginestre, fino a 2500 m.Talvolta copre distese molto vaste che prendono il nome di brughiere. Vive 10-15 anni. Predilige terreni molto poveri, silicei con superficie acidificata, le radure, i pendii, torbiere e terreni erbosi, poveri di calcare, umidi ma secchi d'estate.
Diffusa in Europa, Asia occidentale, Africa settentrionale, America del Norde. In Italia è diffusa centro-settentrionale.
* Erica: Vive in boschetti radi, vicino ai ruscelli, nelle lande di arbusti nani. fino a 1500-2500 m. Predilige terreni sassosi, basici, ricchi di humus e sostanze nutritive.
Identificazione
Arbusto: nano, sempreverde, alto da 20 cm a 1m, ramificato con rami eretti o prostrati, ascendenti.
Rami:i giovani sono flessibili con sezione quadrangolare o circolare.
Corteccia: verde, bruno-rossastra da adulti, grigia-brunastra solcata longitudinalmente e lignificata senza foglie.
Radici: fitte e profonde che nel terreno formano un groviglio impenetrabile all'espansione delle altre specie.
Foglie: piccolissime, lineari-lanceolate, persistenti, opposte, alterne, embricate, disposte in squame, disposte in modo regolare sui rami.
*Erica: aghiformi lunghe 5-9 mm.
Fiori: ermafroditi, con brattee basali, calice con petali rosa, rosa-violetto, purpurei, riuniti in racemi, unilaterali, lunghi 2-4 mm, penduli, a 4 punte, con 8 stami più brevi della corolla, stilo più lungo del calice, ovario a 4 logge. Fortemente nettariferi il suo miele è scuro. Fiorisce da luglio ad agosto.
*Erica: disposti prevalentemente in una fila nella parte superiore del fusto, petali rosa carnicino di 5mm, con 4 punte.
Frutti: capsula globosa , secca, 1,5mm, pelosa, deiescente in 5 lobi contenente numerosi semi bruni, ovali.
Storia
I rametti venivano usati nella fabbricazione di scope rudimentali mentre la radice veniva usata per la fabbricazione delle pipe (radica).
In passato le infiorescenze venivano usate in sotituzione al luppolo nella fabbricazione della birra.
E' il simbolo della solitudine ma anche della speranza perchè l'erica cresce e fiorisce la dove non fiorirebbe nessuna altra pianta.
Parti usate
Sommità fiorite con foglie.
Raccolta e Conservazione
All'inizio della fioritura.
Costituenti
gliucoside idrochinonico (arbutina), resina (ericolina), olio (ericinolo), acido citrico, acido fumarico, gomma, flavonoidi (quercitina), amari, tannini.
Proprietà
Diuretiche, antisettiche e antiputride uro-genitali (nelle cistiti e nelle leucorree), depurativa, starnutatoria.
Modalità d'uso
Tisana di fiori
Per la gotta e i dolori reumatici.
4 g in 100 ml di acqua bollente. Lasciar riposare 15'. Bere lontano dai pasti.
Decotto di fiori
Schiarisce le efelidi e risana eczemi e altri disturbi cutanei.
5 g in 100 ml di acqua bollente. 15 minuti di infusione. Bere una tazza dolcificata con miele, la sera prima di coricarsi.
Macerato di fiori in olio di oliva
Macerare 60 g di sommità fiorite di erica in 250 g, mescolando energicamente ogni tanto. Massaggiare ogni sera.
Negli arrossamenti e nelle dermatosi squamose. Rende la pelle elastica.
Macerato Alcolico
In associazione con il rododendro come linimento in artriti e reumi.
T.M. (Tintura madre)
si prepara dalle sommità fiorite, raccolte in estate
30-40 gocce in poca acqua 2 o 3 volte al dì prima dei pasti
M.G. (Gemmoderivato)
Ottenuto per macerazione in soluzione idrogliceroalcolica 1DH di giovani getti di freschi di Brugo
Indicazioni della T.M. e dell'M.G.
come antisettico, anti-infiammatoria, antiputrido, diuretico e antidolorifico delle vie urinarie.
- nelle cistiti, cistopieliti, uretriti, cistiti dei prostatici.
- nelle collibacillosi, diarree,
- nelle coliche e nei calcoli urinari,
- nelle affezioni reumatiche,
- nei processi antinfiammatori cronici,
- nelle poliartite reumatoide,
- nelle leucorree,
30-50 gocce 2-3 volte al dì in poca acqua prima dei pasti principali.
Impiastri di fiori
Per applicazioni calde e umide
- per lenire i dolori di sciatica,
- per i geloni
- per gli eczemi
Bagni
Bollire 500 g di rami di erica in 2-3 litri di acqua bollente. Aggiungere all'acqua del bagno.
Per reumatismi, gotta e dolori artritici.
Bibliografia
Brigo Bruno, Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica, La Grafica Briantea, terza edizione, 1988
Gambiali Cleto, Curarsi con erbe e piante, A Vallardi
Hoffman David Erbario olistico, Xenia edizioni
Mayr C., Guida delle erbe medicinali
Pedretti Marzio, Come curarsi con le Erbe Medicinali; De Vecchi Editore
Pozzi Irene, Consigli utili di una erborista
Proserpio Gianni, Codex vegetabilis, Sinerga; Studio Edizioni
Valnet Jean, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, Aldo Martello-Giunti
Fiori delle Alpi, Rizzoli
Guida delle erbe medicinali
Piante Medicinali, Arnoldo Mondadori Editore
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione dal Reader's Digest
Brugo o Brentolo
Fam. Ericacee
Inglese: Common heath, Broom-Heather,
Tedesco: Besenheide
Francese: Bruyere commune, Callune
*Erica, ERICA HERBACEA L. o ERICA CARNICINA L.
Fam. Ericacee
Habitat
Vive negli acquitrini, nei sottoboschi e nei boschi di Pinus sylvestris e Quercie, in associazione col Mirtillo nero, Mirtillo rosso, Ginepro e Ginestre, fino a 2500 m.Talvolta copre distese molto vaste che prendono il nome di brughiere. Vive 10-15 anni. Predilige terreni molto poveri, silicei con superficie acidificata, le radure, i pendii, torbiere e terreni erbosi, poveri di calcare, umidi ma secchi d'estate.
Diffusa in Europa, Asia occidentale, Africa settentrionale, America del Norde. In Italia è diffusa centro-settentrionale.
* Erica: Vive in boschetti radi, vicino ai ruscelli, nelle lande di arbusti nani. fino a 1500-2500 m. Predilige terreni sassosi, basici, ricchi di humus e sostanze nutritive.
Identificazione
Arbusto: nano, sempreverde, alto da 20 cm a 1m, ramificato con rami eretti o prostrati, ascendenti.
Rami:i giovani sono flessibili con sezione quadrangolare o circolare.
Corteccia: verde, bruno-rossastra da adulti, grigia-brunastra solcata longitudinalmente e lignificata senza foglie.
Radici: fitte e profonde che nel terreno formano un groviglio impenetrabile all'espansione delle altre specie.
Foglie: piccolissime, lineari-lanceolate, persistenti, opposte, alterne, embricate, disposte in squame, disposte in modo regolare sui rami.
*Erica: aghiformi lunghe 5-9 mm.
Fiori: ermafroditi, con brattee basali, calice con petali rosa, rosa-violetto, purpurei, riuniti in racemi, unilaterali, lunghi 2-4 mm, penduli, a 4 punte, con 8 stami più brevi della corolla, stilo più lungo del calice, ovario a 4 logge. Fortemente nettariferi il suo miele è scuro. Fiorisce da luglio ad agosto.
*Erica: disposti prevalentemente in una fila nella parte superiore del fusto, petali rosa carnicino di 5mm, con 4 punte.
Frutti: capsula globosa , secca, 1,5mm, pelosa, deiescente in 5 lobi contenente numerosi semi bruni, ovali.
Storia
I rametti venivano usati nella fabbricazione di scope rudimentali mentre la radice veniva usata per la fabbricazione delle pipe (radica).
In passato le infiorescenze venivano usate in sotituzione al luppolo nella fabbricazione della birra.
E' il simbolo della solitudine ma anche della speranza perchè l'erica cresce e fiorisce la dove non fiorirebbe nessuna altra pianta.
Parti usate
Sommità fiorite con foglie.
Raccolta e Conservazione
All'inizio della fioritura.
Costituenti
gliucoside idrochinonico (arbutina), resina (ericolina), olio (ericinolo), acido citrico, acido fumarico, gomma, flavonoidi (quercitina), amari, tannini.
Proprietà
Diuretiche, antisettiche e antiputride uro-genitali (nelle cistiti e nelle leucorree), depurativa, starnutatoria.
Modalità d'uso
Tisana di fiori
Per la gotta e i dolori reumatici.
4 g in 100 ml di acqua bollente. Lasciar riposare 15'. Bere lontano dai pasti.
Decotto di fiori
Schiarisce le efelidi e risana eczemi e altri disturbi cutanei.
5 g in 100 ml di acqua bollente. 15 minuti di infusione. Bere una tazza dolcificata con miele, la sera prima di coricarsi.
Macerato di fiori in olio di oliva
Macerare 60 g di sommità fiorite di erica in 250 g, mescolando energicamente ogni tanto. Massaggiare ogni sera.
Negli arrossamenti e nelle dermatosi squamose. Rende la pelle elastica.
Macerato Alcolico
In associazione con il rododendro come linimento in artriti e reumi.
T.M. (Tintura madre)
si prepara dalle sommità fiorite, raccolte in estate
30-40 gocce in poca acqua 2 o 3 volte al dì prima dei pasti
M.G. (Gemmoderivato)
Ottenuto per macerazione in soluzione idrogliceroalcolica 1DH di giovani getti di freschi di Brugo
Indicazioni della T.M. e dell'M.G.
come antisettico, anti-infiammatoria, antiputrido, diuretico e antidolorifico delle vie urinarie.
- nelle cistiti, cistopieliti, uretriti, cistiti dei prostatici.
- nelle collibacillosi, diarree,
- nelle coliche e nei calcoli urinari,
- nelle affezioni reumatiche,
- nei processi antinfiammatori cronici,
- nelle poliartite reumatoide,
- nelle leucorree,
30-50 gocce 2-3 volte al dì in poca acqua prima dei pasti principali.
Impiastri di fiori
Per applicazioni calde e umide
- per lenire i dolori di sciatica,
- per i geloni
- per gli eczemi
Bagni
Bollire 500 g di rami di erica in 2-3 litri di acqua bollente. Aggiungere all'acqua del bagno.
Per reumatismi, gotta e dolori artritici.
Bibliografia
Brigo Bruno, Fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica, La Grafica Briantea, terza edizione, 1988
Gambiali Cleto, Curarsi con erbe e piante, A Vallardi
Hoffman David Erbario olistico, Xenia edizioni
Mayr C., Guida delle erbe medicinali
Pedretti Marzio, Come curarsi con le Erbe Medicinali; De Vecchi Editore
Pozzi Irene, Consigli utili di una erborista
Proserpio Gianni, Codex vegetabilis, Sinerga; Studio Edizioni
Valnet Jean, Fitoterapia, Cura delle malattie con le piante, Aldo Martello-Giunti
Fiori delle Alpi, Rizzoli
Guida delle erbe medicinali
Piante Medicinali, Arnoldo Mondadori Editore
Segreti e virtù delle piante medicinali, Selezione dal Reader's Digest
25/01/10
ROSA CANINA
Rosa canina L.
Rosa selvatica o Rosa di macchia
Fam. Rosaceae
Habitat
Originaria dell'Europa, dell'Asia anteriore e centrale e del Nordafrica; diffusasi nell'America nordorientale.
E' la rosa più comune delle rose selvatiche presenti in Italia è una pianta estremamente adattabile.
Vive nei prati aridi e incolti, sui pendii rocciosi esposti a sud, nelle pietraie, lungo le siepi ai margini dei boschi di olmi, querce, frassini, dal mare alla zona sub-alpina di tutta Italia fino a 1500 m.
Predilige le colline e le basse montagne con terreni secchi e caldi a composizione calcarea e con buona esposizione alla luce, si associa a Biancospino, Crespino, Ligustro, Nocciolo, Prugnolo, Rovo, Lampone ed altre specie di Rose.
Note: nei giardini e nei parchi è impiegata come portainnesto alle rose grandi e doppie per la sua resistenza
Identificazione
Arbusto: spontaneo, cespuglioso alto fino a 3-5 m dal portamento eretto nella parte inferiore, i rami superiori sono ricadenti.
Rami: provvisti di spine robuste, rosse uncinate e adunche con base larga e schiacciata.
Corteccia: verde da giovane diventa bruno-grigiastra lignificando.
Radici: profonde con polloni radicali.
Foglie: alterne, caduche, composte da 5-7 foglioline imparipennate di forma ovale-elittica , margine seghettato, base arrotondata ed apice acuneato, lunghe 1,5-4 cm, con picciolo alla cui base sono saldate due stipole alate aderenti al picciolo quasi per tutta la sua lunghezza.
Fiori: ermafroditi, picciolati, solitari o in corimbi all'apice dei rametti brevi, grandi 4-7 cm, profumati, simmetrici con cinque petali separati di color rosa pallido sui lobi e più bianchi al centro, di forma obovato-cuoriforme, bilobi, smarginati e con base cuneiforme, con numerosi stami gialli appariscenti. Fiorisce da fine maggio ai primi di agosto.
Frutti: cinorridi , bacche di forma ovoidale, colore rosso vivo, costituiti dal ricettacolo florale diventato carnoso (falsi frutti), al loro interno contengono i veri frutti: acheni ovali giallastri, con superficie ricoperta di peli rigidi e pungenti. La polpa dei cinorrodi è edule, il loro sapore acidulo-astringente. I frutti maturano nel tardo autunno e le bacche persistono fino all'inizio dell'inverno.
Storia
Deve il suo nome ai greci che pensavano fosse capace di curare l'idrofobia.
Rosa selvatica o Rosa di macchia
Fam. Rosaceae
Habitat
Originaria dell'Europa, dell'Asia anteriore e centrale e del Nordafrica; diffusasi nell'America nordorientale.
E' la rosa più comune delle rose selvatiche presenti in Italia è una pianta estremamente adattabile.
Vive nei prati aridi e incolti, sui pendii rocciosi esposti a sud, nelle pietraie, lungo le siepi ai margini dei boschi di olmi, querce, frassini, dal mare alla zona sub-alpina di tutta Italia fino a 1500 m.
Predilige le colline e le basse montagne con terreni secchi e caldi a composizione calcarea e con buona esposizione alla luce, si associa a Biancospino, Crespino, Ligustro, Nocciolo, Prugnolo, Rovo, Lampone ed altre specie di Rose.
Note: nei giardini e nei parchi è impiegata come portainnesto alle rose grandi e doppie per la sua resistenza
Identificazione
Arbusto: spontaneo, cespuglioso alto fino a 3-5 m dal portamento eretto nella parte inferiore, i rami superiori sono ricadenti.
Rami: provvisti di spine robuste, rosse uncinate e adunche con base larga e schiacciata.
Corteccia: verde da giovane diventa bruno-grigiastra lignificando.
Radici: profonde con polloni radicali.
Foglie: alterne, caduche, composte da 5-7 foglioline imparipennate di forma ovale-elittica , margine seghettato, base arrotondata ed apice acuneato, lunghe 1,5-4 cm, con picciolo alla cui base sono saldate due stipole alate aderenti al picciolo quasi per tutta la sua lunghezza.
Fiori: ermafroditi, picciolati, solitari o in corimbi all'apice dei rametti brevi, grandi 4-7 cm, profumati, simmetrici con cinque petali separati di color rosa pallido sui lobi e più bianchi al centro, di forma obovato-cuoriforme, bilobi, smarginati e con base cuneiforme, con numerosi stami gialli appariscenti. Fiorisce da fine maggio ai primi di agosto.
Frutti: cinorridi , bacche di forma ovoidale, colore rosso vivo, costituiti dal ricettacolo florale diventato carnoso (falsi frutti), al loro interno contengono i veri frutti: acheni ovali giallastri, con superficie ricoperta di peli rigidi e pungenti. La polpa dei cinorrodi è edule, il loro sapore acidulo-astringente. I frutti maturano nel tardo autunno e le bacche persistono fino all'inizio dell'inverno.
Storia
Deve il suo nome ai greci che pensavano fosse capace di curare l'idrofobia.
RIBES NERO
Ribes Nigrum L.
Fam. Saxifragacee
Habitat
Spontaneo nell'Europa settentrionale e centro-orientale in Italia vive nella zona montana e Alpina tra i 500 e i 1500 metri; nei boschi freschi dei fondovalle al margine dei fiumi, in siepi. Predilige terreni argilloso-calcarei o argilloso-silicei.
Coltivazione: (per i suoi frutti) in giardini e orti con esposizione a Nord , in terreno fresco e ricco di humus, negli angoli meno assolati. Le piante devono essere distanti fra loro almeno 2 metri. Nella stagione calda annaffiare abbondantemente. Potare dopo la raccolta dei frutti per favorinre la crescita di rami nuovi prima dell'autunno. Fertilizzare a fine inverno con letame.
Identificazione
Piccolo arbusto cespuglioso alto 1-2 metri, deciduo con fusti eretti, molto ramificati, .
Rami giovani con la corteccia giallastra, liscia, rami vecchi con corteccia bruno-rossastra rugosa.
Foglie alterne con picciolo lungo, palmato-lobate (3-5 lobi), con margine grossolanamente dentato, glabre sulla pagina superiore e lievemente pubescenti sulla pagina inferiore provvista di numerose ghiandole sessili giallastre che le conferiscono il caratteristico odore. I germogli, glabri sono anchessi disseminati da ghiandole aromatiche che emanano un odore intenso.
Fiori piccoli, riuniti in racemi arcuato-pendenti di 5-10 fiori, rossastri (5 petali), peduncoli e fiori tomentosi, ricetaccolo anch'esso peloso campanulatocon 5 sepali verdi, triangolari-acuti e ricurvi all'indietrosono ermafroditi . Fiorisce in aprile-maggio.
Frutto: bacca globosa nera con polpa verdastra conbtenente numerosi piccoli semi, aromaticadal sapore acidulo. Al suo apice rimangono i resti del calice.
Fam. Saxifragacee
Habitat
Spontaneo nell'Europa settentrionale e centro-orientale in Italia vive nella zona montana e Alpina tra i 500 e i 1500 metri; nei boschi freschi dei fondovalle al margine dei fiumi, in siepi. Predilige terreni argilloso-calcarei o argilloso-silicei.
Coltivazione: (per i suoi frutti) in giardini e orti con esposizione a Nord , in terreno fresco e ricco di humus, negli angoli meno assolati. Le piante devono essere distanti fra loro almeno 2 metri. Nella stagione calda annaffiare abbondantemente. Potare dopo la raccolta dei frutti per favorinre la crescita di rami nuovi prima dell'autunno. Fertilizzare a fine inverno con letame.
Identificazione
Piccolo arbusto cespuglioso alto 1-2 metri, deciduo con fusti eretti, molto ramificati, .
Rami giovani con la corteccia giallastra, liscia, rami vecchi con corteccia bruno-rossastra rugosa.
Foglie alterne con picciolo lungo, palmato-lobate (3-5 lobi), con margine grossolanamente dentato, glabre sulla pagina superiore e lievemente pubescenti sulla pagina inferiore provvista di numerose ghiandole sessili giallastre che le conferiscono il caratteristico odore. I germogli, glabri sono anchessi disseminati da ghiandole aromatiche che emanano un odore intenso.
Fiori piccoli, riuniti in racemi arcuato-pendenti di 5-10 fiori, rossastri (5 petali), peduncoli e fiori tomentosi, ricetaccolo anch'esso peloso campanulatocon 5 sepali verdi, triangolari-acuti e ricurvi all'indietrosono ermafroditi . Fiorisce in aprile-maggio.
Frutto: bacca globosa nera con polpa verdastra conbtenente numerosi piccoli semi, aromaticadal sapore acidulo. Al suo apice rimangono i resti del calice.
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